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Fragor 2008

Fragor2008 BUn progetto di trasformazione turistica delle Valli di Lanzo deve essere un progetto di capovolgimento degli sguardi:

“Non è detto che quando andiamo, come turisti, a visitare regge e basiliche, paesaggi famosi, città importanti, ci muoviamo solo per trovare soddisfazione al bisogno di vedere sfarzo, notorietà, prestigio. Forse, il nostro desiderio va cercando livelli più appaganti e vasti: stupore, mistero, bellezza, felicità. Livelli che non sono necessariamente sinonimo di grandezza. Anzi, se la grandezza diventa enormità, appare perfino sgradevole, inaccessibile, soffocante".

Per questo, le Valli di Lanzo, proprio come altri luoghi assai più conosciuti e frequentati, possono benissimo disporre dei livelli che il turismo cerca.
E' dal modo di guardare, dagli "occhi", che dipende l'appagamento del desiderio dei visitatori.

Deve aver origine dalla consapevolezza, da parte degli abitanti e di chi lo promuove, che ogni spazio delle Valli, qualsiasi edificio, utensile, cibo, abito, danza, poesia, canto, pittura, musica, paesaggio creati o conservati in nome della qualità della vita, dei valori civili e spirituali, dei diritti umani, del gioco, della bellezza, della libertà, della poesia, possiedono esattamente quanto ogni turista, anche il più esigente, possa desiderare.

Capovolgimento degli sguardi: non può trattarsi dell'occhiata frettolosa e ingorda di chi perfino a Venezia non vede altro che i piccioni in piazza San Marco. Ma di uno sguardo che sa vedere oltre, e vede tutto. 

Talvolta è possibile "vedere" grazie a uno stato privilegiato: è la condizione di certi momenti speciali, dove conoscenza, stupore, divertimento, suggestione, piacere, tenerezza, commozione si sommano in una emozione sottile oppure travolgente, ma sempre profonda e duratura.

Allo scopo di mostrare e mettere in evidenza legami e passione degli abitanti per ciò che sono e ciò che hanno, si vuole utilizzare il contrasto con un elemento negativo, una creatura che anziché unire divide: il Diavolo. Ma, nonostante la sua potenza, i legami trionfano.

Fragor mette in scena il ritorno di Satana nelle valli di Lanzo per vendicare l’affronto subito dai lanzesi che, in cambio di un’anima pia mai ricevuta, realizzò tra fuoco e fiamme il ponte del Roch sulla stura (detto appunto ponte del Diavolo).
La vendetta del diavolo viene narrata in 16 tappe (in 11 paesi della comunità montana) dove giungerà per dividere e distruggere idealmente tutti “i ponti” che i valligiani hanno saputo costruire in decenni di storia, arte, cultura e tradizioni; viene per dividere ciò che è unito e a fratturare i legami tra gli abitanti e i propri luoghi.

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